Un quadro da disegnare
Conserva:
Quanto si lascia prima di morire
ora ha un nome di persona,
le mani
le mani che nel miracolo
la notte ricama ad anello, correnti
sopra un albino arcobaleno
orme di piedi lungo il cielo
del tuo cavaliere nero
- impalcatura di piume e cemento armato
come il silenzio dettato -
Sull’erbe ancora reclinate
dopo l’acquazzone disinfettante
spuntato fresco un grattacielo d’oro
nuova vita.
[ Senza le attese fotogeniche, ma steli
alla mercé di venti sottomarini
i colori ad incarnarci
lampadine innestate sotto la tempera
velocità di lacrime riciclate ]
Intorno che non possediamo scheletro,
fusione
Amaranto un cubo sole
teorema dell’enigma al centro – i demoni coltivati
in prospettiva d’archi verso lo zero assoluto
a giardino sulla battigia deserta,
la mela succube di eva
Oppure solo un bacio concerto
sapone cromatico.
-
Ricorda il grembo di elastiche sirene,
le rondini che blaterano l’eco dei tempi
privilegiati, la ciclica assenza, tu-io
semisorriso di koala metafisico
nell’ugola del sogno,
quando il fato che non seppe smentire,
quando in giochi di fontane,
(dovrei convincere Dio
ma si fa pregare)
-
Segni, dentro di
te lampade di pietra scura
in cui brucia grasso di caribù.

Nel deserto la lingua appiccicata
e il sudore sarebbe da leccare -
si aggrappa la vita all’elevata perla
conficcate in qualche cielo inviolato
Più in alto
fottuto uragano ingenuo
capriccio da disinnescare
l’amore ha ali venti bizzarri
-amaro sale il dolce rinvenire-
Attendo non temo i gustosi miraggi in visita
soavi i bisbigli esatti
futuro liquore all’ortica
Adieu


(SwMi)
(Febbraio 2005, citazioni dalle dispense di "Intelligenza Artificiale")
HyperFollia Alt+F4:
prenotte prima degli esami
((Prenotte prima
in forma di liste e tabulati
come a un’uscita di scuola tarda
spacciando prosa per versi
progetto insane revisioni metriche
e pozzanghero stress
“La mutazione porta un po’
di casualità nella
ricerca e aiuta
ad
assicurarci che
nessun punto nello spazio abbia
probabilità
nulla di essere esaminato,
un punto di vista alternativo verrà
discusso in seguito”
esattamente quando non sopravvivo
all’emicraniche involate a pressione
da memorizzare memorizzare memorizzare
memorizzare esaustivamente e esausto))
-----
Claustrofobico
romito sabato corvi
d’empireo ex-galeotti e fruste
in diciassette ottavi ritmate
ti connotano a perfezione
intrappolati nel pensiero legato
che soffro per ogni riga
cucita coi fogli ovunque sul letto
(stampate avanti e dietro front righe
getto un’occhiata che non dovrei
sul prato)
Mi piace se la moquette non è pulita
e fuzzy orchidee su peter tosh discese
in verde rivolta la lingua stritola
Dover non di notte studiare
l’illuminazione oltremodo turbato
poi dove i dove se vanno a sfociare
e benvenuto nel terzo millennio
coi piedi nudi gli assoli metal e il puntino rosso spento
che si accende in Confucio e l’inestinguibile tele:
rimedio un papa malato
due saccottini
i jeans blù di shakespeare
averli ventanni di zecca
poi un lago o uno specchio d’acqua
il vuoto
“ Non c’è una teoria generalmente accettata
che spieghi esattamente perché ”
(altrove l’impegno)
Rilevo
le facce piane parallele,
nel caffè il caffè come acqua,
come crediamo: tutto,
il libro che si inietta,
rubinetti snelli esistenziali,
ben nascosti fogli di genetici algoritmi
tutti da rivedere
lo Zero
Dopo un terribile incidente
ricordo l’implicazione stretta
▪ con filo a piombo la via maestra
▪ la donna salata e i simboli
▪ le corse metronome di precisione
in tasti aumentati di settima e kelvin
non l’ultimo decente pasto
▪ poi spikes
su una pagina di logica modale
in filosoffici palleggi
- E’ necessario che sia creduto vero
in tutti i mondi possibili
Ma io non conto -
il matching approssimato
la visione artificiale
l’aleatoria zattera
udito il tatto il sapore odorato
che andrò solo a vedere
(Sotto fragili acuminate arcate
tu)
la mutazione
ed esco.
Crostata Acqua e Sapone
Profusioni d’innesti antinecrotici
lamiere in rilievo
skratch di schegge
a prototipo molecolare,
pellegrinaggi sottesi
da mutilazioni d’icona
condensa di polvere e tuono
imbevuto a petrolio
Mi appoggio al miraggio
d’armature ululanti spazio
fotone grattugiato in diamante
indegno chirurgico ricamato,
il punto è fermo a vista,
il docile killer stacanovista,
il convento serve solo
la crostata di contorte
porte a sfoglie storte
Criogenia dell’essere
in definizione di plasma,
piante carnivora vegetariana
sotto blackout di susumu yokota,
grafo di periferie assiomatiche
impalato da dogane e ghiacciaio
inox
Ma in disfunzione
è il chip pedante,
lo strabismo clericale,
le cattedre e i pagliacci,
la spiaggia virtuale,
la gestazione di rane
a ottocentesco ospedale di strazi
Si aspira l’acredine salubre
in riassegnazione di ruoli
manifesto del tempo,
nel disumano urlo,
nel metronomo ingarbugliato a ruggire,
civilizzazioni frattali robotiche,
moquette arabiche di ordine zero,
il giusto,
lo sterminio sessuale,
il campionamento cellulare,
la diaspora dei marziani,
i sorrisi nelle torture,
la liberalizzazione dell’uomo leggero,
le lavate mani
-Olio artificiale
sfregolìo di superfici morali
sotto artico lato-
Iceberg
la punta s’arresta
tocca via
Blackout - Susumu Yokota
Ieri e ancora
Un rombo il bozzolo che t’incapsula
in superfici di piombo gommato, dall’interno
si potrebbe cominciare come fa qualcuno
e un vero poeta saprebbe come dire
fotografare ogni sciocco momento
non serve a un cazzo.
Solitudine di un’emorragia scalena,
solo qui risiede la bellezza, tra violini pendenti
e un ride vibrante appena sotto le bacchette.
Disperso al lido bianco
Quale sei amletica donna
esile farfalla millantata
mi sfiato e raggelo
nel giro di un battito copione
che in ogni dieci drink
ti vuole del tutto diversa_
Il mio scuro fa buona luce al sole
sempre nuove api
regine peyote
(Sotto cui solo)
-
(Confido in te)
Nudi in musica
i piedi di sabbia sui chicchi di notte
sono un privilegio_
Han sempre deciso le coincidenze,
io aperto
schiarito al cancello
all’alba c’era ancora luna
con la guancia sul volante
tra l’assicurazione e il retrovisore
“Il jazz è lasciare che la luce brilli. Non cercare di accrescerla,
lasciarla essere…
Ogni nota è nel presente ed è viva.” (Keith Jarrett)
A dirla tutta
Zenith –
Ora ci credi sono come scrivo
confronta pure carne e ossa.
Io non voglio stendere righe di spessore,
perché il mio amore è un inferno
raccordo siderale, assente germoglio nella trincea di orozco,
istmo fra aureole di sigaretta,
indottrinato da un ago senza bussola,
dall’angolo puro che non prevedo.
Non ardo sfogliare in altrui emozioni. Viver fuor d’acqua
parole, come vento tra i pixel – l’empireo già stato
glaciale genesi di un millennio scorto
tascabile, tutto individuale:
perché uomo sei solo un cieco ambulante,
perché ci si può voler privare di un orecchio, o
perché lacrimi acqua sotto una cinese vela,
perché i primi della classe
non sono mai andati a scuola
Certe parole hanno un destino sonoro, piuttosto
metafore da sempre –
ci si dovrebbe dichiarare come
keith jarrett sedeva a colonia
-Portatile l’essere
come il filo degli auricolari di notte
dal foro stereo della mensola sopra
mi rappresenta il display scisso-
Ecco perché, uno non può fissarsi sul come dire
illuminare ermetiche sinapsi – adiabatici cosmi
rimaniamo, prostaferesi di pensieri:
e se ne fotteva già il primo uomo di sicuro
se quella bestia ci sarebbe stata ancora
tra mila domani
a delucidare i cavernicoli graffiti
Anch’io piuttosto.
Quando il panico scende profondo
sono una cazzata qualunque
Mia un battito d’acido
quasi
da ridere mai sentito.

Così ti lascio
Crepa di un muro,
l’asfalto è notte e emanazioni d’intenti
respirate come
è difficile dirti basta
il cuore trema alla vista
- acqua acqua da non poterne fare a meno
registro accuratamente i gradi appuntati
sull’uniforme delle temperature folli –
uguale a sempre
da standby rinvengo
nell’evidenziatore giallo giallo finito
di uno scoordinato passo d’amore
tralasciando i formalismi (tutti)
come quando mi ricompongo nell’acido
potrei essermi padre
- prostrato all’inconciliabilità del porsi
attoniti gesti misti a esistere
in rospre acce
come silenziosi quando scendevamo a patti
della presumibilità
sventolando duplicità d’errori -
ideali le mani
nel rincorrere il destino
ma non supplico vernice di te
già spremuto nel nero di Porto
e aristotelico chiarore,
io adoro e depreco
questo chilo di luce spenta
che coltivo guàrdati bene
inclinato dalla mia
- ma ho un arto impreziosito
e la lunghezza del tempo
il sorriso pulito, un buon accendino -
sussunta voltati dalle lune bellissime imperfette
disarcionato fraseggio di viole
che perderò
sezione di chitarra #7
-Ψ spring roll -
Il pomeriggio a tracolla
D’anima pezzi i polpastrelli
L’argento lontano sei corde di te
nell’inverosimile calore
di un sole
ancora florido in testa cola
sui segni saldi dei tramonti pensati
sotto fragranze di legna rosso cromata
e finalmente presenti
qui è l’amaca
ne si riconoscono i pennelli fermi,
la luce quando
( mentre la mente dà il la
a riff di spezzati acquerelli )
Sei tu capovolgi il torrente col cielo
panchine prati e prospettive all’insù
al fresco
proprio adesso che si annodano eteree
sotto l’accordatura fosforescente penne
le vacuità dei pensieri a riposo,
il chiodo al cervello
- Nei rumori impastati
il bianco usava pollock a vederti
le iridi gialle i ciuffi fucsia,
la pista psiche -
guardavo i venti incrociarsi
piano scindere piano
in bianchi e neri
tutto senza mani
in fondo a gallerie e labirinti te
- Armi jolly di primavera
le lune sorte dopo,
uguale la vita
il cervello ci prova ma è musica -
brividi paradossi
ad ogni a capo plettro
vacilla il mondo
in attesa dell’evento
- o vacillerà –
con orlo imprevedibile
o trovarti in tempio tibetano
un inatteso gioiello
nel paleolitico comò di nonno
attorcigliata,
la più bella cassetta dentro
sia mai stata ascoltata che
punture suture e punti a primavera
(Sovrappensiero pochi riferimenti
fondamentali - il nero del cielo
archi raggi luce ma arancioni
e Dante in questa precisa misura
io sento ho ancora un cuore ipocondriaco
che avverto in lieve affanno
dopo ogni coltellata)
***C’è un corridoio lunghissimo di tappeti a sfera
nel 102simo piano del grattacielo a pilastri, Tokyo
pazzesche vetrate due flute e ghiacci nella suite 2005 - una zanzara punta***
(Questo è un sentimento in lingua originale
con te non userò artifici
Scoperto - a prenderti quando sono venuto
ero solo sempre lo zingaro che conosci,
il mohicano con una giacca nera lussuosa
mentre copre i lunghi
dipinti sulla pelle)
COINCIDENZE
C’erano nell'ordine una città, un ponte bianco e una sera piovosa.
Da un lato del ponte avanzava un uomo con ombrello e cappotto.
Dall'altro una donna con cappotto e ombrello.
Esattamente al centro del ponte, là dove due leoni di pietra si guardavano
in faccia da centocinquant'anni, l'uomo e la donna si fermarono,
guardandosi a loro volta. Poi l'uomo parlò:
- Gentile signorina, pur non conoscendola, mi permetto di rivolgerle la parola
per segnalarle una strana coincidenza, e cioè che questo mese, se non sbaglio,
è la quindicesima volta che ci incontriamo esattamente in questo punto.
- Non sbaglia, cortese signore. Oggi è la quindicesima volta.
- Mi consenta inoltre di farle presente che ogni volta abbiamo sottobraccio
un libro dello stesso autore.
- Sì, me ne sono resa conto: è il mio autore preferito, e anche il suo, presumo.
- Proprio così. Inoltre, se mi permette, ogni volta che lei mi incontra, arrossisce
violentemente, e per qualche strana coincidenza, la stessa cosa succede
anche a me.
- Avevo notato anch'io questa bizzarria. Potrei aggiungere che lei accenna
un lieve sorriso e sorprendentemente, anch'io faccio lo stesso.
- È davvero incredibile: in più, ogni volta ho l'impressione che il mio cuore batta
più in fretta.
- È davvero singolare, signore, è così anche per me, e inoltre mi tremano le mani.
- È una serie di coincidenze davvero fuori dal comune. Aggiungerò che, dopo averla incontrata, io provo per alcune ore una sensazione strana e piacevole...
- Forse la sensazione di non aver peso,di camminare su una nuvola
e di vedere le cose di un colore più vivido?
- Lei ha esattamente descritto il mio stato d'animo.
E in questo stato d'animo, io mi metto a fantasticare…
- Un'altra coincidenza! Anch’io sogno che lei è a un passo da me,
proprio in questo punto del ponte, e prende le mie mani tra le sue...
- Esattamente. In quel preciso momento dal fiume si sente suonare la sirena
di quel battello che chiamano "il battello dell'amore”.
- La sua fantasia è incredibilmente uguale alla mia! Nella mia, dopo quel suono
un po' melanconico, non so perché, io poso la testa sulla sua spalla.
- E io le accarezzo i capelli. Nel fare questo, mi cade l'ombrello.
Mi chino a raccoglierlo, lei pure e...
- E trovandoci improvvisamente viso contro viso ci scambiamo un lungo bacio
appassionato, e intanto passa un uomo in bicicletta e dice...
- ...Beati voi, beati voi...
Tacquero. Gli occhi del signore brillavano, lo stesso fecero
quelli della signorina. In lontananza, si udiva la melanconica sirena
di un battello che si avvicinava. Poi lui disse:
- Io credo, signorina, che una serie così impressionante di coincidenze
non sia casuale.
- Non lo credo neanch’io, signore.
- Voglio dire, qua non si tratta di un particolare, ma di una lunghissima sequenza di particolari. La ragione può essere una sola.
- Certo, non possono essercene altre.
- La ragione è - disse l'uomo sospirando – che ci sono nella vita sequenze bizzarre,
misteriose consonanze, segni rivelatori di cui sfioriamo il significato, ma di cui purtroppo
non possediamo la chiave.
- Proprio così - sospirò la signorina - bisognerebbe essere medium, o indovini,
o forse cultori di qualche disciplina esoterica per riuscire a spiegare
gli strani avvertimenti del destino che quotidianamente echeggiano nella nostra vita.
- In tutti i casi ciò che ci è accaduto è davvero singolare.
- Una serie di impressionanti coincidenze, impossibile negarlo.
- Forse un giorno ci sarà una scienza in grado di decifrare
tutto questo. Intanto le chiedo scusa del disturbo.
- Nessun disturbo, anzi, è stato un piacere.
- La saluto, gentile signorina.
- La saluto, cortese signore.
E se ne andarono di buon passo, ognuno per la sua strada.
(Stefano Benni, da - L’ultima lacrima - )
Un giorno ci sarà una scienza
in grado di spiegare tutto questo...
Raddoppi visuali
Surclassano i perni in accrescimento semantico
quali freschi scatti stampati sul seppia
che giocano lume che intreccia spazzola
i fianchi del tempo in bei larghi cappelli
a com-baciare mutazioni tester
(pattern d’ingresso)
Surclassano i perni in accrescimento semantico
tutti i pensieri tra eventi
in cui ti ho vista
per associare sequenze d’emozioni
a salti
Come l’allegra nuovissima sveglia
sdraiata sul comodino
che non ho
/Nuova tecnologia
E la matita scivola dal tavolo al soffitto
poi nuda ti vedo
inciampare frasi a intersezione qual_ora
potessero anche gli sguardi avvalersi
della facoltà di non risponderci a un tratto
il collegamento che non conteniamo e conterremo
noi cosa?
(pattern d’uscita)
(Con quattro assi coordinati
si potrebbe
coprire la fuga
attraversando pareti
senza usare alcuna porta/
Per calcolare
la distanza tra visioni
accorre uno spazio tera-
dimensionale e
Dio ai conti)

(SwMi)

Stoppa all’ora stabilita
Fin dove ostracismo scritto sia il dilemma
l’aspirata fissa lamponi appesi al cosmico
fardello si schiantano sui materiali pesati e duri
- o più giusto di convenzioni convincersi
nella roulette dei giri a vuoto se esista
la posta per cui rischiare il tuffo -
E si rivive in strada ogni mattina santa
nei lisci tessuti gesti e nuoto ancora
o fraintesa, caduca, orribilmente compromessa
E ovunque ti giri corroborare in volti la metà predestinata sconosciuta
i lampioni le finestre consumano stupende frazionate le luci incontenibili arse
lontani equidistanti i lampioni le finestre, immoti
- l’idea razzola oltre la subacquea stellare barricata
da djembè a fuoco nel quesito cielo bucherellato
a terra panna miscela fango -
L’omino alla fermata intellettuale spazientito
di materia spirito forma contenuto
il treno che mai
Otto e trecquarti
mia non è la follia
prigioni lasciai lustri fa
La scena
Nessun accesso
la stanza è chiusa
nera
cubica
liscia
lui è lì
il corpo ricostruito
lucido di pelle
ha perfezioni aliene
il respiro assente
gli occhi in bilico
(ma non si vedono)
la stanza è immersa di buio profondo
l’assenza di moto fa tremare
(lui vede)
è al centro esatto
in piedi
ignoto il perché
come un sasso di carne
(forse sa pensare)
poi
al momento allunga un braccio
a metà dal busto
essere animato
piano
e si muove
è un essere misterioso
i muscoli levigati senza luce
la parete distante
sempre meno
arriva
e si ferma giusto
poi dispone le dita a ventosa
dita lunghe decise
e sale senza fretta
fino allo spigolo superiore in cima
dove ripone i piedi per terra
calmo
la testa punta il basso
e appeso come un pipistrello
è naturale
ricomincia il movimento
(di questo segreto
è custode la notte)
lui torna al centro
sosta
quindi inclina il volto al basso
cerca diretto la vista del basso
e nella mossa
espone i suoi lineamenti umani
(al buio)
lui si allunga
come fatto di gommapiuma
nel percorso fino a terra
senza scomporsi più di tanto
e c’è dello sforzo
fino a toccare con mani
la base del pavimento contrario
coi piedi ancora in cima
con tutta quell’altezza
in questo stato è rimasto a lungo a contemplare la situazione
metro di essa
ma si sgancia dai piedi
si riaccorcia e rotola plastico
nella dinamica di molla
restando in aria
scivola a un soffio da terra
fino a un angolo laterale
dove si stoppa infine
(secondo una legge fisica)
muto
non guarda non dice niente
annoda le mani
e prega.
Assalti di sogni in_cubi k
Se solo fosse la realtà
vivrei respirando e senza
- qualche minuto fa
avevo la stessa casa
in un’altra città -
In questo cielo
oriundi plutoniani e barbie
attornaun_tavol_pocheuclideo
sul battito ritoccan di beat basso
flash a inscenare polluzioni
trangugian trip in fricassea
fuochi d’artificio e artigli
l’astinenza è d’avanguardia
solo tu al mio fianco voglio
Se e solo fosse la realtà
mi passeresti
un filtro passa banda a essenza
sempre più fondi calici
di maiolica in brindisi all’ora:
la kappa nell’aria compressa
rivelava le verità in serbo
tutt’altro
lesse la esse da esse
:::::::::::::::::::::::::::
Aperitivo corollario
al crescere di enNe
la complessità aumenta
quando l’armonia resta
:::::::::::::::::::::::::::
Se questa fosse realtà
la mia lingua sul tuo umore
produrrebbe effetti visivi
discinte camelie e fiumi
parole coniche nella
vigilia di rivoluzione
che la tua voce come sempre sfonda
mia la frequenza di risonanza
solo che implodo
-> eyewash <-
Precipitando credo
cedo al soprassalto
giùgiù atterriamo al materasso
vivi stupefatti
(in realtà al buio non ci vedo
e meglio osservo)
Preautunnale
Dopo finestrini appannati stretti
intarsi coi pensieri, la regolazione
e gli equilibri precari, il vocabolario rotto,
dopo l’ampolla trappola cronosfera,
il silenzio alla buon ora,
le stelle cadenti e i(n) bicchier d’acqua,
dopo la luce il giorno e nuovo loop d’argento:
non dormo
Enigmi indossan occhi,
acclàmanole rondini
Davanti all’altare della salute mentale
sotto tutti i riflettori
con la cravatta intorpidita,
a rime equivoche d’oche equini
in pezzetti e corticale fosso
nei toni del cieco
sparlerò a a proposito
_Sottratto fu della vista,
mai della via_
Fatico bradipo tra il fulmine e un tuono
negli atri di una logica estromessa,
attendo pile di catrame e condensato, a stento.
Salgoscendo_scendosalgo le scale a mente
e cado
aspettando che la testa ricresca
la lucertola più esperta
anche s’essicca al sole.
Solo ora imparo a vivere
Ho rinunciato a spiegare ogni nuova emozione
solo
perché nessuno ha mai visto con gli occhi di un altro.
Ora
che le parole ferme, fermate, precludono ogni progresso,
imparo.
Sperdutamente chiudendo la vista come da un precipizio spinto
a vivere
il preciso istante della realtà e non qualsiasi suo racconto.
Piastrelle ortogonali
Rabbuio
di volta bucato in contumacia
a blu vino,
tra fronde di nuovi treni
e semicerchi risucchiati all’epicentro,
in prospettiva, in verticale
o una scarpa, un’ala, un viso
e l’istrionicità di sguardi
che a folla arricchisce la danza
d’eventi e sembra
bologna.
Si aprono i cancelli
e sono torri
al bivio di congetture e minuti reali,
non confido sia l’aria
ma gondola
su plachi canali di contraccambio
come sillabe limate a dir colore a un"idea
a sprigionare lo spirito;
trepidanti dita alla bocca inquiete
e cavalcate di petto
nel lastricare l’esistenza
d’essenza autografa
ad allegoria
che stoppa il fiato
sull’aderente sovrapposizione.
Il resto
sul tetto alato
rianima il respiro
una camera accesa all’ultimo piano.
