sabato, 20 giugno 2009, ore 14:03
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Un quadro da disegnare

 

 

Conserva:

Quanto si lascia prima di morire

ora ha un nome di persona,

 

le mani

le mani che nel miracolo

la notte ricama ad anello, correnti

sopra un albino arcobaleno

orme di piedi lungo il cielo

del tuo cavaliere nero

 

- impalcatura di piume e cemento armato

come il silenzio dettato -

 

Sull’erbe ancora reclinate

dopo l’acquazzone disinfettante

spuntato fresco un grattacielo d’oro

nuova vita.

 

 

[ Senza le attese fotogeniche, ma steli

alla mercé di venti sottomarini

i colori ad incarnarci

lampadine innestate sotto la tempera

velocità di lacrime riciclate ]

 

Intorno che non possediamo scheletro,

fusione

 

Amaranto un cubo sole

teorema dell’enigma al centro – i demoni coltivati

in prospettiva d’archi verso lo zero assoluto

a giardino sulla battigia deserta,

la mela succube di eva

 

Oppure solo un bacio concerto

sapone cromatico.

 

 

-

 

 

Ricorda il grembo di elastiche sirene,

le rondini che blaterano l’eco dei tempi

privilegiati, la ciclica assenza, tu-io

semisorriso di koala metafisico

nell’ugola del sogno,

quando il fato che non seppe smentire,

quando in giochi di fontane,

 

(dovrei convincere Dio

ma si fa pregare)

 

-

 

Segni, dentro di

te lampade di pietra scura

in cui brucia grasso di caribù.

 

 

 

 

2

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel deserto la lingua appiccicata

e il sudore sarebbe da leccare -

si aggrappa la vita all’elevata perla

conficcate in qualche cielo inviolato

 

Più in alto

fottuto uragano ingenuo

capriccio da disinnescare

l’amore ha ali venti bizzarri

-amaro sale il dolce rinvenire-

 

Attendo non temo i gustosi miraggi in visita

soavi i bisbigli esatti

futuro liquore all’ortica

 

 

 

 

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sabato, 06 settembre 2008, ore 14:02
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Adieu

 

 

Non sopporto questo silenzi
tantomeno le parole scritte,
si accalorano in insonnia e le vene chiuse
nell’ingorgo maestro.
 
( Ricalibrarsi fuori dalla finestre, ipercubiche ruotate, senza vettori codice:
Cantrell è  il commiato del buongiorno detto con chiarezza
mentre  Staley ha una voce che è lsd, ho nascosto le chiavi dietro agli scogli
e come darmi torto )
 
Dormi, saremo ancora i guerrieri spadaccini delle cause perse? Sopra orbitali smeraldi allineati
Dritti come elettroni su funzioni d’onda in uno stato di valenza
che curvano, e non si sa come.
 
              
            
     
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martedì, 26 dicembre 2006, ore 13:36
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Edge

(SwMi)

 

(Febbraio 2005, citazioni dalle dispense di "Intelligenza Artificiale")

 

HyperFollia Alt+F4:

prenotte prima degli esami

 ((Prenotte prima
in forma di liste e tabulati
come a un’uscita di scuola tarda
spacciando prosa per versi
progetto insane revisioni metriche
e pozzanghero stress


“La mutazione porta un po’
di casualità nella
ricerca e aiuta
ad
assicurarci che
nessun punto nello spazio abbia
probabilità
nulla di essere esaminato,
un punto di vista alternativo verrà


discusso in seguito”
esattamente quando non sopravvivo
all’emicraniche involate a pressione
da memorizzare memorizzare memorizzare
memorizzare esaustivamente e esausto))


-----


Claustrofobico
romito sabato corvi
d’empireo ex-galeotti e fruste
in diciassette ottavi ritmate
ti connotano a perfezione
intrappolati nel pensiero legato
che soffro per ogni riga
cucita coi fogli ovunque sul letto
(stampate avanti e dietro front righe
getto un’occhiata che non dovrei
sul prato)

Mi piace se la moquette non è pulita
e fuzzy orchidee su peter tosh discese
in verde rivolta la lingua stritola
Dover non di notte studiare
l’illuminazione oltremodo turbato
poi dove i dove se vanno a sfociare
e benvenuto nel terzo millennio
coi piedi nudi gli assoli metal e il puntino rosso spento
che si accende in Confucio e l’inestinguibile tele:

rimedio un papa malato
due saccottini
i jeans blù di shakespeare
averli ventanni di zecca
poi un lago o uno specchio d’acqua
il vuoto

“ Non c’è una teoria generalmente accettata
che spieghi esattamente perché ”

(altrove l’impegno)

Rilevo
le facce piane parallele,
nel caffè il caffè come acqua,
come crediamo: tutto,
il libro che si inietta,
rubinetti snelli esistenziali,
ben nascosti fogli di genetici algoritmi
tutti da rivedere

lo Zero

Dopo un terribile incidente
 ricordo l’implicazione stretta
 con filo a piombo la via maestra
 la donna salata e i simboli
 le corse metronome di precisione
in tasti aumentati di settima e kelvin
non l’ultimo decente pasto

 poi spikes
su una pagina di logica modale
in filosoffici palleggi

- E’ necessario che sia creduto vero
in tutti i mondi possibili

Ma io non conto -
il matching approssimato
la visione artificiale
l’aleatoria zattera
udito il tatto il sapore odorato
che andrò solo a vedere


(Sotto fragili acuminate arcate
tu)


la mutazione
ed esco.
 

 

 

 

 

 

 

Crostata Acqua e Sapone

 

 

Profusioni d’innesti antinecrotici
lamiere in rilievo

skratch di schegge
a prototipo molecolare,
pellegrinaggi sottesi
da mutilazioni d’icona
condensa di polvere e tuono
imbevuto a petrolio

 
Mi appoggio al miraggio
d’armature ululanti spazio
fotone grattugiato in diamante
indegno chirurgico ricamato,
il punto è fermo a vista,
il docile killer stacanovista,
il convento serve solo
la crostata di contorte
porte a sfoglie storte

Criogenia dell’essere
in definizione di plasma,
piante carnivora vegetariana
sotto blackout di susumu yokota,
grafo di periferie assiomatiche
impalato da dogane e ghiacciaio
inox

Ma in disfunzione
è il chip pedante,
lo strabismo clericale,
le cattedre e i pagliacci,
la spiaggia virtuale,
la gestazione di rane
a ottocentesco ospedale di strazi

Si aspira l’acredine salubre
in riassegnazione di ruoli
manifesto del tempo,
nel disumano urlo,
nel metronomo ingarbugliato a ruggire,
civilizzazioni frattali robotiche,
moquette arabiche di ordine zero,
il giusto,
lo sterminio sessuale,
il campionamento cellulare,
la diaspora dei marziani,
i sorrisi nelle torture,
la liberalizzazione dell’uomo leggero,
le lavate mani

-Olio artificiale
sfregolìo di superfici morali
sotto artico lato-


Iceberg
la punta s’arresta
tocca via

 

 

 

 

 Blackout - Susumu Yokota

 

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venerdì, 03 novembre 2006, ore 11:18
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Ieri e ancora

 

 

Un rombo il bozzolo che t’incapsula

in superfici di piombo gommato, dall’interno

si potrebbe cominciare come fa qualcuno

e un vero poeta saprebbe come dire

fotografare ogni sciocco momento

non serve a un cazzo.

 

 

Solitudine di un’emorragia scalena,

solo qui risiede la bellezza, tra violini pendenti

e un ride vibrante appena sotto le bacchette.

 

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mercoledì, 25 ottobre 2006, ore 09:26
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Disperso al lido bianco

 

Quale sei amletica donna
esile farfalla millantata
mi sfiato e raggelo
nel giro di un battito copione
che in ogni dieci drink
ti vuole del tutto diversa_

Il mio scuro fa buona luce al sole
sempre nuove api
regine peyote

(Sotto cui solo)

-

(Confido in te)

Nudi in musica
i piedi di sabbia sui chicchi di notte
sono un privilegio_

Han sempre deciso le coincidenze,
io aperto
schiarito al cancello
all’alba c’era ancora luna
con la guancia sul volante
tra l’assicurazione e il retrovisore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il jazz è lasciare che la luce brilli. Non cercare di accrescerla,

lasciarla essere

Ogni nota è nel presente ed è viva.”        (Keith Jarrett)

 

 

 

 

A dirla tutta

 

Zenith –

 

Ora ci credi sono come scrivo

confronta pure carne e ossa.

 

 

Io non voglio stendere righe di spessore,

perché il mio amore è un inferno

raccordo siderale, assente germoglio nella trincea di orozco,

istmo fra aureole di sigaretta,

indottrinato da un ago senza bussola,

dall’angolo puro che non prevedo.

 

Non ardo sfogliare in altrui emozioni. Viver fuor d’acqua

parole, come vento tra i pixel – l’empireo già stato

glaciale genesi di un millennio scorto

tascabile, tutto individuale:

perché uomo sei solo un cieco ambulante,

perché ci si può voler privare di un orecchio, o

perché lacrimi acqua sotto una cinese vela,

perché i primi della classe

non sono mai andati a scuola

 

Certe parole hanno un destino sonoro, piuttosto

metafore da sempre –

ci si dovrebbe dichiarare come

keith jarrett sedeva a colonia

 

-Portatile l’essere

come il filo degli auricolari di notte

dal foro stereo della mensola sopra

mi rappresenta il display scisso-

 

Ecco perché, uno non può fissarsi sul come dire

illuminare ermetiche sinapsi – adiabatici cosmi

rimaniamo, prostaferesi di pensieri:

e se ne fotteva già il primo uomo di sicuro

se quella bestia ci sarebbe stata ancora

tra mila domani

a delucidare i cavernicoli graffiti

 

Anch’io piuttosto.

Quando il panico scende profondo

sono una cazzata qualunque

 

Mia un battito d’acido

quasi

da ridere mai sentito.

 

 

 

        Keith Jarrett (The Koln concert) 

 

 

 

 

La trincea

 (La trincea, Orozco)

 

 

 

 

Così ti lascio

 

Crepa di un muro,
l’asfalto è notte e emanazioni d’intenti
respirate come
è difficile dirti basta

il cuore trema alla vista

- acqua acqua da non poterne fare a meno
registro accuratamente i gradi appuntati
sull’uniforme delle temperature folli –

uguale a sempre
da standby rinvengo
nell’evidenziatore giallo giallo finito
di uno scoordinato passo d’amore
tralasciando i formalismi (tutti)
come quando mi ricompongo nell’acido
potrei essermi padre

- prostrato all’inconciliabilità del porsi
attoniti gesti misti a esistere
in rospre acce
come silenziosi quando scendevamo a patti
della presumibilità
sventolando duplicità d’errori -

ideali le mani
nel rincorrere il destino

ma non supplico vernice di te
già spremuto nel nero di Porto
e aristotelico chiarore,
io adoro e depreco
questo chilo di luce spenta
che coltivo guàrdati bene
inclinato dalla mia

- ma ho un arto impreziosito
e la lunghezza del tempo
il sorriso pulito, un buon accendino -
sussunta voltati dalle lune bellissime imperfette
disarcionato fraseggio di viole
che perderò


 

 

 

 

sezione di chitarra #7        

-Ψ spring roll -

 

 

Il pomeriggio a tracolla

D’anima pezzi i polpastrelli

L’argento lontano sei corde di te

 

nell’inverosimile calore

di un sole

ancora florido in testa cola

sui segni saldi dei tramonti pensati

sotto fragranze di legna rosso cromata

e finalmente presenti

 

qui è l’amaca

ne si riconoscono i pennelli fermi,

la luce quando

 

( mentre la mente dà il la

                                              a riff di spezzati acquerelli )

 

 

Sei tu capovolgi il torrente col cielo

panchine prati e prospettive all’insù

 

al fresco

proprio adesso che si annodano eteree

sotto l’accordatura fosforescente penne

le vacuità dei pensieri a riposo,

il chiodo al cervello

 

- Nei rumori impastati

il bianco usava pollock a vederti

le iridi gialle i ciuffi fucsia,

la pista psiche -

 

guardavo i venti incrociarsi

piano scindere piano

in bianchi e neri

tutto senza mani

in fondo a gallerie e labirinti te

 

- Armi jolly di primavera

le lune sorte dopo,

uguale la vita

il cervello ci prova ma è musica -

 

brividi paradossi

ad ogni a capo plettro

vacilla il mondo

in attesa dell’evento

- o vacillerà –

con orlo imprevedibile

o trovarti in tempio tibetano

un inatteso gioiello

nel paleolitico comò di nonno

 

attorcigliata,

la più bella cassetta dentro

sia mai stata ascoltata che

 

 

 

 

 

 

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sabato, 21 ottobre 2006, ore 14:32
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punture suture e punti a primavera

 

(Sovrappensiero pochi riferimenti

fondamentali - il nero del cielo

archi raggi luce ma arancioni

e Dante in questa precisa misura

 

io sento ho ancora un cuore ipocondriaco

che avverto in lieve affanno

dopo ogni coltellata)

 

***C’è un corridoio lunghissimo di tappeti a sfera

nel 102simo piano del grattacielo a pilastri, Tokyo

pazzesche vetrate due flute e ghiacci nella suite 2005 - una zanzara punta***

 

(Questo è un sentimento in lingua originale

con te non userò artifici

 

Scoperto - a prenderti quando sono venuto

ero solo sempre lo zingaro che conosci,

il mohicano con una giacca nera lussuosa

mentre copre i lunghi

dipinti sulla pelle) 

 

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sabato, 21 ottobre 2006, ore 13:50
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COINCIDENZE

 

C’erano nell'ordine una città, un ponte bianco e una sera piovosa.

Da un lato del ponte avanzava un uomo con ombrello e cappotto.

Dall'altro una donna con cappotto e ombrello.

Esattamente al centro del ponte, là dove due leoni di pietra si guardavano

in faccia da centocinquant'anni, l'uomo e la donna si fermarono,

guardandosi a loro volta. Poi l'uomo parlò:

                       

- Gentile signorina, pur non conoscendola, mi permetto di rivolgerle la parola

per segnalarle una strana coincidenza, e cioè che questo mese, se non sbaglio,

è la quindicesima volta che ci incontriamo esattamente in questo punto.

- Non sbaglia, cortese signore. Oggi è la quindicesima volta.

- Mi consenta inoltre di farle presente che ogni volta abbiamo sottobraccio

un libro dello stesso autore.

- Sì, me ne sono resa conto: è il mio autore preferito, e anche il suo, presumo.

- Proprio così. Inoltre, se mi permette, ogni volta che lei mi incontra, arrossisce

violentemente, e per qualche strana coincidenza, la stessa cosa succede

anche a me.

- Avevo notato anch'io questa bizzarria. Potrei aggiungere che lei accenna

un lieve sorriso e sorprendentemente, anch'io faccio lo stesso.

- È davvero incredibile: in più, ogni volta ho l'impressione che il mio cuore batta

più in fretta.

- È davvero singolare, signore, è così anche per me, e inoltre mi tremano le mani.

- È una serie di coincidenze davvero fuori dal comune. Aggiungerò che, dopo averla incontrata, io provo per alcune ore una sensazione strana e piacevole...

- Forse la sensazione di non aver peso,di camminare su una nuvola

e di vedere le cose di un colore più vivido?

- Lei ha esattamente descritto il mio stato d'animo.

E in questo stato d'animo, io mi metto a fantasticare…

- Un'altra coincidenza! Anch’io sogno che lei è a un passo da me,

proprio in questo punto del ponte, e prende le mie mani tra le sue...

- Esattamente. In quel preciso momento dal fiume si sente suonare la sirena

di quel battello che chiamano "il battello dell'amore”.

- La sua fantasia è incredibilmente uguale alla mia! Nella mia, dopo quel suono

un po' melanconico, non so perché, io poso la testa sulla sua spalla.

- E io le accarezzo i capelli. Nel fare questo, mi cade l'ombrello.

Mi chino a raccoglierlo, lei pure e...

- E trovandoci improvvisamente viso contro viso ci scambiamo un lungo bacio

appassionato, e intanto passa un uomo in bicicletta e dice...

- ...Beati voi, beati voi...

Tacquero. Gli occhi del signore brillavano, lo stesso fecero

quelli della signorina. In lontananza, si udiva la melanconica sirena

di un battello che si avvicinava. Poi lui disse:

- Io credo, signorina, che una serie così impressionante di coincidenze

non sia casuale.

- Non lo credo neanch’io, signore.

- Voglio dire, qua non si tratta di un particolare, ma di una lunghissima sequenza di particolari. La ragione può essere una sola.

- Certo, non possono essercene altre.

- La ragione è - disse l'uomo sospirando – che ci sono nella vita sequenze bizzarre,

misteriose consonanze, segni rivelatori di cui sfioriamo il significato, ma di cui purtroppo

non possediamo la chiave.

- Proprio così - sospirò la signorina - bisognerebbe essere medium, o indovini,

o forse cultori di qualche disciplina esoterica per riuscire a spiegare

gli strani avvertimenti del destino che quotidianamente echeggiano nella nostra vita.

- In tutti i casi ciò che ci è accaduto è davvero singolare.

- Una serie di impressionanti coincidenze, impossibile negarlo.

- Forse un giorno ci sarà una scienza in grado di decifrare

tutto questo. Intanto le chiedo scusa del disturbo.

- Nessun disturbo, anzi, è stato un piacere.

- La saluto, gentile signorina.

- La saluto, cortese signore.

 

E se ne andarono di buon passo, ognuno per la sua strada.

 

 

(Stefano Benni, da - L’ultima lacrima - )

 

 

 Un  giorno ci sarà una scienza

in grado di spiegare tutto questo...

 

 

 

 

Raddoppi visuali

(based on NEURAL NETWORKS)

 
Surclassano i perni in accrescimento semantico
quali freschi scatti stampati sul seppia
che giocano lume che intreccia spazzola
i fianchi del tempo in bei larghi cappelli
a com-baciare mutazioni tester
(pattern d’ingresso)


Surclassano i perni in accrescimento semantico
tutti i pensieri tra eventi
in cui ti ho vista
per associare sequenze d’emozioni
a salti


Come l’allegra nuovissima sveglia
sdraiata sul comodino
che non ho
/Nuova tecnologia


E la matita scivola dal tavolo al soffitto
poi nuda ti vedo
inciampare frasi a intersezione qual_ora
potessero anche gli sguardi avvalersi
della facoltà di non risponderci a un tratto
il collegamento che non conteniamo e conterremo
noi cosa?
(pattern d’uscita)

 

 

 

(Con quattro assi coordinati
si potrebbe
coprire la fuga
attraversando pareti
senza usare alcuna porta/
Per calcolare
la distanza tra visioni
accorre uno spazio tera-
dimensionale e
Dio ai conti)

 

 

3

(SwMi)

 

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domenica, 01 ottobre 2006, ore 16:02
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Pendolare

 

 

 

 

Stoppa all’ora stabilita

 

Fin dove ostracismo scritto sia il dilemma
l’aspirata fissa lamponi appesi al cosmico
fardello si schiantano sui materiali pesati e duri

- o più giusto di convenzioni convincersi
nella roulette dei giri a vuoto se esista
la posta per cui rischiare il tuffo -

E si rivive in strada ogni mattina santa
nei lisci tessuti gesti e nuoto ancora
o fraintesa, caduca, orribilmente compromessa

E ovunque ti giri corroborare in volti la metà predestinata sconosciuta
i lampioni le finestre consumano stupende frazionate le luci incontenibili arse
lontani equidistanti i lampioni le finestre, immoti

- l’idea razzola oltre la subacquea stellare barricata
da djembè a fuoco nel quesito cielo bucherellato
a terra panna miscela fango -


L’omino alla fermata intellettuale spazientito
di materia spirito forma contenuto
il treno che mai

Otto e trecquarti
mia non è la follia
prigioni lasciai lustri fa


 


domenica, 01 ottobre 2006, ore 15:54
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La scena

 

 

Nessun accesso

 

la stanza è chiusa

nera

cubica

liscia

lui è lì

il corpo ricostruito

lucido di pelle

ha perfezioni aliene

il respiro assente

gli occhi in bilico

(ma non si vedono)

la stanza è immersa di buio profondo

l’assenza di moto fa tremare

(lui vede)

 

è al centro esatto

in piedi

ignoto il perché

come un sasso di carne

 

(forse sa pensare)

 

poi

al momento allunga un braccio

a metà dal busto

essere animato

piano

e si muove

è un essere misterioso

i muscoli levigati senza luce

la parete distante

 

sempre meno

 

arriva

e si ferma giusto

poi dispone le dita a ventosa

dita lunghe decise

e sale senza fretta

fino allo spigolo superiore in cima

dove ripone i piedi per terra

calmo

 

la testa punta il basso

e appeso come un pipistrello

è naturale

ricomincia il movimento

(di questo segreto

è custode la notte)

lui torna al centro

 

sosta

quindi inclina il volto al basso

cerca diretto la vista del basso

e nella mossa

espone i suoi lineamenti umani

 

(al buio)

 

lui si allunga

come fatto di gommapiuma

nel percorso fino a terra

senza scomporsi più di tanto

e c’è dello sforzo

fino a toccare con mani

la base del pavimento contrario

coi piedi ancora in cima

con tutta quell’altezza

 

in questo stato è rimasto a lungo a contemplare la situazione

metro di essa

 

ma si sgancia dai piedi

si riaccorcia e rotola plastico

nella dinamica di molla

restando in aria

scivola a un soffio da terra

fino a un angolo laterale

dove si stoppa infine

(secondo una legge fisica)

muto

 

non guarda non dice niente

 

annoda le mani

e prega.

 

 

 

 

 

Assalti di sogni in_cubi k

Se solo fosse la realtà
vivrei respirando e senza
- qualche minuto fa
avevo la stessa casa
in un’altra città -

In questo cielo
oriundi plutoniani e barbie
attornaun_tavol_pocheuclideo
sul battito ritoccan di beat basso
flash a inscenare polluzioni
trangugian trip in fricassea
fuochi d’artificio e artigli

l’astinenza è d’avanguardia
solo tu al mio fianco voglio

Se e solo fosse la realtà
mi passeresti
un filtro passa banda a essenza
sempre più fondi calici
di maiolica in brindisi all’ora:
la kappa nell’aria compressa
rivelava le verità in serbo
tutt’altro
lesse la esse da esse


:::::::::::::::::::::::::::
Aperitivo corollario
al crescere di enNe
la complessità aumenta
quando l’armonia resta
:::::::::::::::::::::::::::


Se questa fosse realtà
la mia lingua sul tuo umore
produrrebbe effetti visivi

discinte camelie e fiumi

parole coniche nella
vigilia di rivoluzione
che la tua voce come sempre sfonda
mia la frequenza di risonanza
solo che implodo

-> eyewash <-

Precipitando credo
cedo al soprassalto
giùgiù atterriamo al materasso
vivi stupefatti


(in realtà al buio non ci vedo
e meglio osservo)



 

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giovedì, 14 settembre 2006, ore 22:15
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Preautunnale

 

 

Dopo finestrini appannati stretti

intarsi coi pensieri, la regolazione

e gli equilibri precari, il vocabolario rotto,

dopo l’ampolla trappola cronosfera,

il silenzio alla buon ora,

le stelle cadenti e i(n) bicchier d’acqua,

dopo la luce il giorno e nuovo loop d’argento:

non dormo

 

Enigmi indossan occhi,

acclàmanole rondini

 

Davanti all’altare della salute mentale

sotto tutti i riflettori

con la cravatta intorpidita,

a rime equivoche d’oche equini

in pezzetti e corticale fosso

nei toni del cieco

sparlerò a a proposito

 

_Sottratto fu della vista,

mai della via_

 

Fatico bradipo tra il fulmine e un tuono

negli atri di una logica estromessa,

attendo pile di catrame e condensato, a stento.

Salgoscendo_scendosalgo le scale a mente

e cado

aspettando che la testa ricresca

la lucertola più esperta

anche s’essicca al sole.

 

 

 

 

 

Solo ora imparo a vivere

 

Ho rinunciato a spiegare ogni nuova emozione
solo
perché nessuno ha mai visto con gli occhi di un altro.

Ora
che le parole ferme, fermate, precludono ogni progresso,
imparo.

Sperdutamente chiudendo la vista come da un precipizio spinto
a vivere
il preciso istante della realtà e non qualsiasi suo racconto.

 

 

Piastrelle ortogonali

Rabbuio
di volta bucato in contumacia
a blu vino,
tra fronde di nuovi treni
e semicerchi risucchiati all’epicentro,
in prospettiva, in verticale
o una scarpa, un’ala, un viso
e l’istrionicità di sguardi
che a folla arricchisce la danza
d’eventi e sembra
bologna.

Si aprono i cancelli
e sono torri
al bivio di congetture e minuti reali,
non confido sia l’aria
ma gondola
su plachi canali di contraccambio
come sillabe limate a dir colore a un"idea
a sprigionare lo spirito;
trepidanti dita alla bocca inquiete
e cavalcate di petto
nel lastricare l’esistenza
d’essenza autografa
ad allegoria
che stoppa il fiato
sull’aderente sovrapposizione.

Il resto
sul tetto alato
rianima il respiro
una camera accesa all’ultimo piano.

 

 

 

 

Quello che non c

 

 

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